Aree cittadine degradate: altri centri commerciali?

Da anni ci battiamo perché la riqualificazione delle aree degradate bassanesi sia affrontata in modo strategico, con una seria pianificazione e una programmazione urbanistica che tenga conto delle esigenze dei cittadini e delle attività già esistenti. È giustificata quindi la preoccupazione espressa in questi giorni dal presidente mandamentale di Confcommercio, Paolo Lunardi.

Ma facciamo chiarezza.

Nel 2015 in fretta e furia l’Amministrazione Poletto ha individuato nel Comune di Bassano 5 aree degradate da rivalutare secondo le indicazioni della legge regionale 50/2012, ovvero aree dismesse destinate una riqualificazione commerciale: Area Ex Morassutti, Garage Nardini, Ex Enel, Ex Elba, e area tra Viale Pecori Giraldi e Brenta.

È importante evidenziare che la legge regionale dice che questa riqualificazione deve essere sostenibile, inclusiva e soprattutto coerente con la pianificazione urbanistica e territoriale.

La questione però è un po’ diversa: come emerso nella Commissione Territorio, da noi convocata con urgenza lo scorso anno, a differenza di Bassano, la maggior parte dei comuni del Veneto hanno deciso di non individuare subito questa tipologia di aree, ma di farlo secondo necessità, correlando sempre la scelta al riconoscimento del rilevante interesse pubblico e di un tornaconto per il Comune nella costruzione, ad esempio, di strade o altre infrastrutture. Cosa che l’Amministrazione Poletto non ha fatto!

Durante la seduta, invece, proprio i tecnici comunali hanno evidenziato il fatto che l’individuazione di queste aree degradate è stata fatta senza alcuna pianificazione o scelta di programmazione urbanistica che tenesse conto dell’impatto con il tessuto commerciale già esistente, nella viabilità e nella gestione del territorio. Si rischia così una desertificazione del Centro Storico e una proliferazione di centri commerciali!

È stato deciso di destinare ad uso commerciale alcune aree senza nessun reale progetto per la città, ma solo con una sorta di “ansia” da prestazione che oggi potrebbe ritorcersi contro questa scelta, che non va a considerare né le problematiche legate al traffico, allo smog, all’accessibilità, né tantomeno il tessuto sociale, economico e culturale di Bassano.

 


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