ETRA: chi tutela il cittadino-utente?

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La gestione dei servizi pubblici essenziali (specie di quelli di rilevanza economica) è da tempo oggetto di dispute articolate e complesse. Ricordiamo tutti il grande dibattito sorto in occasione del referendum “contro la privatizzazione dell’acqua” del giugno 2011.

La controversia, in estrema sintesi, sorge tra chi ritiene che la gestione svolta da un soggetto di diritto privato (e magari in termini di concorrenza) possa garantire maggiore efficienza ed economicità, a tutto beneficio del cittadino-utente, e chi al contrario ritiene che i servizi essenziali (come la distribuzione dell’acqua) dovrebbero essere riservati all’ente pubblico, dal momento che tali risorse fondamentali non possono essere messe nella disponibilità di un privato che ne trae profitto.

Per tentare un compromesso la normativa di settore prevede forme di gestione particolari come “l’in house providing” (ovvero l’affidamento diretto di tali servizi) a favore di un soggetto di diritto privato (ad esempio una s.p.a.), però di proprietà pubblica e sulla quale l’ente affidatario (per esempio il comune) svolge il cosiddetto “controllo analogo”, ovvero il medesimo controllo che l’ente pubblico è in grado di svolgere sui propri organi (in sostanza un’articolazione del comune stesso).

Grazie a questo controllo si ha il beneficio dell’efficienza di gestione (data dal privato che deve pareggiare i costi con le entrate) e si garantisce la tutela ai cittadini (grazie al controllo dell’ente pubblico).

Cosa succede con Etra s.p.a.?

Il cittadino non ha possibilità di scegliere sul mercato l’offerta più conveniente, bensì è l’Amministrazione comunale che decide l’operatore e che, per quanto ci interessa, ha affidato in via diretta ad Etra s.p.a. (soggetto di proprietà di 75 comuni) la gestione in regime di monopolio di due servizi pubblici essenziali (Servizio Idrico Integrato e Raccolta e smaltimento rifiuti).

In un tale scenario la tutela del cittadino-utente, svolta dal comune, richiede che il calcolo delle tariffe dei servizi venga fatto a seguito e sulla base del conteggio dei costi di gestione del servizio, tenendo conto degli investimenti da compiere negli anni per l’implementazione delle infrastrutture.

Va anche detto che è proprio sulla base di un piano di investimenti pluriennale per il miglioramento del servizio che viene calcolato il tempo di affidamento del servizio stesso.

Tale modalità di calcolo dovrebbe di fatto rendere poco verosimile la produzione di un utile di gestione e, men che meno, l’eventualità della distribuzione del dividendo (dal momento che le risorse in più rispetto al pareggio dei costi di gestione dovrebbero essere destinate alle infrastrutture).

Etra s.p.a. ha prodotto nel 2015 un utile ante imposta di oltre €uro 6.200.000,00 e nel 2016 di circa euro 9.300.000,00.

Nell’estate del 2017 i comuni soci hanno deciso di distribuire gli utili netti, e al Comune di Bassano sono giunti circa euro 500.000,00.

Questa sembrerebbe a prima vista una cosa positiva, ma dobbiamo tener presente che l’utile che produce Etra deriva (in buona sostanza) dalle tariffe di acqua e rifiuti e che Etra, soggetto di proprietà pubblica, non è stata creata ai fini di lucro, bensì per gestire i servizi affidati con maggiore efficienza.

I soldi dati ad Etra dal cittadino-utente dovrebbero servire per migliorare gli impianti idrici, gestire meglio la raccolta dei rifiuti, migliorarne lo smaltimento, etc. , e non dovrebbero essere dati alle amministrazioni comunali per altri, diversi fini.

Per dovere dobbiamo osservare che il Sindaco di Bassano ha votato contro la distribuzione del dividendo.
Tuttavia è proprio questo il punto!
Se il Sindaco di Bassano del Grappa (che è il socio di maggioranza relativa) non riesce ad opporsi ad una scelta sbagliata del soggetto gestore, se il Vice-Sindaco, l’Assessore Campagnolo, che siede nel Consiglio di Sorveglianza di Etra s.p.a., non riesce ad incide sulle decisioni politico-amministrative dell’ente, significa che l’Amministrazione comunale non è in grado di svolgere il controllo analogo di cui abbiamo parlato.

Ci chiediamo quindi: chi tutela il cittadino-utente bassanese?

(fonte foto: etraspa.it)


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