La capacità di sognare e la responsabilità di decidere della politica

Nelle scienze umane all’ambito della politica è demandato l’ufficio di composizione degli interessi contrapposti, ovvero quel ruolo difficile e nobile diretto a dirimere le contrapposizioni tra le istanze che sorgono dalla comunità prima che queste sfocino in conflitto.

Ciò avviene per la capacità di scegliere che è propria della politica, poiché solo con l’atto decisionale si mantiene la stabilità sociale.

In assenza di un’autorità in grado di decidere, vige l’anarchia e la legge del più forte, in buona sostanza la fine della società civile.

Nel rapporto tra politica e capacità decisionale troppo spesso si confondono le cose, si invertono i termini e si pensa che dall’autorità derivi la competenza di decidere, quando invece è il contrario poiché proprio dalla capacità di decidere nell’interesse della comunità deriva l’autorità anche in termini di autorevolezza.

In questo senso la classe politica riesce a convincere, e non ad imporre, le ragioni delle proprie scelte, riesce a coinvolgere i cittadini nel processo decisionale e a farli sentire partecipi del progresso sociale.

In caso contrario la distanza tra politici e cittadini non può far altro che aumentare e i decisori politici finiscono per agire in modo autoreferenziale, senza confronto con la cittadinanza.

Per compiere le decisioni che le vengono richieste la politica deve porsi degli obbiettivi, che devono essere sicuramente realistici, ma devono anche dare una direzione alla comunità verso il futuro.

Quando abbiamo sentito il Sindaco di Bassano Riccardo Poletto affermare che è finito il tempo del libro dei sogni, abbiamo appreso con rammarico come l’Amministrazione da lui condotta abbia sostanzialmente abdicato al ruolo fondamentale di decisione e di direzione dell’azione amministrativa.

Asfaltare le strade, ristrutturare una scuola, gestire i servizi sociali non sono scelte discrezionali e quindi politiche.
Finanche la ristrutturazione del Ponte Vecchio non è una scelta politica. Il Ponte Vecchio va ristrutturato e riconsegnato alla città, punto e basta.
Al più si può ritenere discrezionale la decisione di condividere o meno con i vari gruppi civici le forme e modalità della ristrutturazione e, quanto a questo, abbiamo visto tutti che cosa hanno scelto di fare il Sindaco Poletto e l’Assessore Campagnolo.

In merito alla capacità di tracciare una direzione futura per la città, l’attuale Amministrazione di Bassano ha dimostrato inequivocabilmente di non essere in grado di assolvere tale compito.
A nostro avviso la politica non deve aver paura di sognare.
Il che non vuol dire compiere voli pindarici e sconclusionati, bensì significa partire dalla realtà attuale ed immaginare una comunità cittadina migliore (nei lavori pubblici, nei servizi sociali, negli spazi urbani, nelle attività economiche e di aggregazione sociale e culturale) e ciò va fatto con un orizzonte temporale ben più lungo del singolo mandato amministrativo.
In assenza di una tale visione, di tale “capacità di sognare”, l’azione amministrativa si limita a compiere, nella migliore delle ipotesi, le attività contingenti di manutenzione e conservazione dell’esistente, riducendo l’azione della parte politica a mera ratifica dell’operato della parte burocratica (i funzionari dell’amministrazione).
Se così fosse potrebbe bastare l’operato di un commissario e non di un sindaco eletto.
Noi riteniamo che molti cittadini di Bassano, impegnati nelle proprie professioni ed attività lavorative così come in opere di volontariato (sociale, sportivo, culturale e di tempo libero), possiedano un ricchissimo bagaglio di idee, competenze e capacità che chiedono solo di potersi manifestare.

È necessario quindi che l’Amministrazione della città sappia volgere lo sguardo oltre il mandato amministrativo e superare le divisioni e le contrapposizioni tra gruppi, permettendo a queste risorse di esprimere tutte le loro potenzialità.


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